Perché scegliere l’ora di Religione anche se non sei cattolico

Oggi, più che mai, non conoscere la religione significa rischiare di non comprendere il mondo.

La domanda è: “per coloro che non sono credenti o che sono credenti ma non cattolici, vale la pena di seguire l’ora di insegnamento della religione cattolica?”. Secondo me, decisamente sì.

Voglio offrire qui 7 motivazioni che trovo particolarmente importanti.

Primo motivo: l’insegnamento della religione oggi non è più offerto in modo confessionale, anche se la materia, presa in se stessa, lo è. Tradotto: garante dei contenuti è la Chiesa, ma tali contenuti sono – e devono essere – al servizio di tutti, al di fuori di ogni appartenenza.

Dal punto di vista giuridico: un contenuto confessionale (la religione cattolica, appunto), liberamente scelto, viene offerto in modo non confessionale, cioè non finalizzato alla persuasione concettuale, ma alla conoscenza e alla crescita personale di ogni cittadino dello Stato.

La conferma è definitiva la trovate in un’intesa del 2012, attiva dall’anno scolastico 2013, resa esecutiva con un decreto del Presidente della Repubblica, tra il Ministero dell’Istruzione e la Chiesa italiana.

In pratica, questo significa che l’insegnamento della religione non è e non deve essere catechismo o una forma di indottrinamento, ma istruzione della conoscenza religiosa in funzione di un allargamento della comprensione dei fenomeni sociali e culturali. In altre parole, lo studio della religione è offerto come un aiuto a comprendere meglio il mondo di ieri e di oggi. Serve a completare la formazione culturale. Chi crede, avrà più consapevolezza di ciò in cui crede, chi non crede, avrà più consapevolezza di ciò che credono gli altri e di ciò che ha scelto di non credere. Chi è indeciso o dubbioso avrà occasione di farsi un’idea più chiara in funzione di una sua eventuale decisione personale, attuale o futura. Insomma, l’insegnamento della religione può contribuire a fare dei cittadini più consapevoli, perché non è indottrinamento, ma un invito all’approfondimento e alla comprensione critica.

Secondo motivo: sapere è sempre meglio di non sapere. In tutti i campi, compresa la religione.

Non si può ignorare la tradizione religiosa, soprattutto se è la propria.

Comprendere la religione è comprendere meglio l’umanità e il mondo. Ma soprattutto la cultura, il mondo che l’uomo stesso ha costruito intorno a sé e nel quale la religione svolge un ruolo importantissimo, qualunque sia l’opinione personale di chi la studia.

In pratica: puoi non credere in alcuni concetti, non condividerli in parte o non condividerne nessuno, ma, in ogni caso, puoi capire quei concetti e puoi afferrarne meglio le implicazioni. Conoscere la religione ti aiuta insomma a comprendere meglio te stesso e gli altri. Una ragione fondamentale che, anche da sola, basterebbe.

Terzo motivo: la religione è un linguaggio comune. Saperlo comprendere è un contributo all’integrazione, a tutti i livelli. Si possono parlare tante lingue, anche se la tua lingua madre sarà sempre la tua in modo speciale e quella non te la leva nessuno. Si parla spesso di bisogno di integrazione e di approccio multiculturale alla diversità. Frequentare l’ora di religione, può dare un grande contributo alla soluzione di questo problema.

Quarto motivo: anche se non sei credente o se non credi nella religione cattolica, le religioni sono un dato di fatto con cui farei i conti.

Puoi non credere in Dio e scegliere di ignorare la sua esistenza nella vita, se vuoi, ma non puoi ignorare la religione. Puoi avere dubbi che Dio esista o credere che non esista, ma le religioni esistono, ed esiste anche la religione cattolica, ed ha un peso importante nella storia, nella cultura, nella tradizione del nostro paese.

Quinto motivo: l’ora di Religione ti abitua al confronto e al dialogo, perché spesso si svolge in un clima sereno e aperto al dibattito con l’insegnante, ma è anche un luogo dove si svelano e si confrontano le opinioni di tutti coloro che partecipano attivamente.

Sesto motivo: la Religione è una materia multidisciplinare, perché ha dei punti di incontro o di confronto con diverse altre materie e più di altre si presta a offrire delle prospettive, delle sintesi o delle visioni d’insieme. La religione si ritrova nella storia, nella filosofia, nella geografia, nella psicologia, nel confronto con la conoscenza scientifica, nella logica, nel latino, negli autori italiani e non italiani e chi più ne ha più ne metta. La religione è talmente radicata nella cultura che conoscerla non può che aiutare a comprendere meglio ogni disciplina, da punti di vista diversi.

Settimo motivo: per la formazione personale, tutte le scelte hanno la stessa dignità, anche quella di non fare religione. Ma frequentare una materia in più è sempre meglio di una materia in meno, soprattutto nelle scuole superiori. E questo vale anche per la materia alternativa.  Quindi se non fate religione, fate almeno la materia alternativa, ma di questo parleremo in un altro video.

Sette è un bel numero e mi fermo qui, ma credo si potrebbe continuare. Allungate l’elenco nei commenti e aggiungete le vostre motivazioni oppure stroncatemi impietosamente. Ogni contributo fatto in modo civile è bene accetto.

Bella a tutti!

Per approfondire:

Autore: Gianmario Pagano

Scrittore, autore, sceneggiatore, insegnante, prete romano.

Un commento su “Perché scegliere l’ora di Religione anche se non sei cattolico”

  1. Partendo dal significato della parola religione, che vuol dire tra le altre anche approfondimento, e della parola cattolica, che vuol dire universale, si comprende che ci si dedica a tutte le conoscenze. Poi che si crede in un Dio fattosi uomo è il massimo.
    E’ proprio nell’uomo che bisogna scovare un eventuale entità superiore che sa il perché di tutto questo che viviamo, ma questa è la meta e non l’inizio. L’inizio è comprendere perché l’uomo ha bisogno di credere al significato della propria esistenza, iniziando a comprendere anche chi danza intorno ad un totem come chi prega davanti ad una scultura di pietra. Iniziamo noi stessi ad essere superiori a chi si sente sperduto ed abbandonato. Come un fratello o sorella verso il più piccolo, o un genitore verso il proprio figlio.
    Però c’è anche chi si vuole sentirsi un dio o sentirsi protetto da un dio per per soccombere l’altro.
    Comprendere come quel che è male alla fine si distrugge da solo e quel che è bene alla fine resta, sia per il credente che per chi non crede. Poi cosa vuol dire non credere? Non vivere?

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