Come vincere le cattive abitudini?

Perché non riesco a vincere una cattiva abitudine e, nonostante lo voglia davvero, poi torno sempre a fare le stesse cose? Perché non riusciamo a cambiare in meglio la nostra vita?

Prendete una vostra cattiva abitudine. Per esempio: prendere continuamente in mano il cellulare per scorrere le notizie su Facebook; oppure: rimandare sempre a domani qualcosa che sapete che è urgente cominciare subito; oppure: cercare di mangiare più sano, smetterla con le patatine fritte e mangiare più verdura e insalata; oppure ritrovarsi con gli stessi amici o amiche per parlare male di qualcuno, e così via.

Qualunque cosa, che già sapete che dovreste smettere immediatamente di fare non solo perché è moralmente cattiva, ma perché vi rende la vita più triste e difficile.

Ebbene: scordatevi di usare la sola forza di volontà. Se farete un proposito del tipo: “farò più esercizio e andrò” a correre, oppure “comincerò a mangiare sano”, oppure “studierò di più”, “non parlerò più male del prossimo”, non funzionerà. Davvero, non funzionerà proprio MAI. E il bello è che lo sapete già.

Allora è possibile cambiare? Sì, ma a patto di prendere consapevolezza di una cosa fondamentale, che ora vi dirò. Quando si tratta di vizi o di abitudini cattive (che in realtà sono esattamente la stessa cosa) noi concentriamo sempre l’attenzione sul comportamento, sull’azione in sé, sulla routine della cattiva abitudine che si ripete. E pensiamo: “non devo fare questo o quest’altro”. È un errore.

In realtà dovremmo essere molto più furbi di così e cominciare col conoscere meglio la nostra natura. Specialmente il lato semplicemente animale di noi stessi. Quando dico “animale” non intendo solo ciò che si riferisce alle funzioni vitali fisiche, all’istinto, alla sensibilità, alle passioni del cibo o della sessualità, ma proprio a una componente essenziale di ciò che siamo e che dobbiamo conoscere bene per poterla sfruttare a nostro vantaggio.

La verità è che per fare un vero progresso che definiamo “spirituale” dobbiamo amare e conoscere bene la nostra parte animale, nostro “frate asino” – come lo chiamava san Francesco – non disprezzarlo.

Vediamo in pratica che cosa significa. Immaginate voi stessi non come angeli caduti, esseri spirituali imprigionati nella carne, ma come animali da ammaestrare. E ripetete di nuovo la parola “animale” con tutto l’amore possibile.

Questa è una cosa più facile da capire per chi ama davvero gli animali. Non importa in quale animale vi riconoscete, perché, con la giusta pazienza e la giusta tecnica si possono ammaestrare anche quelli feroci. Si potrebbe dire che in un certo senso gli esseri umani sono animali capaci di fare meraviglie, ma che, se non sono ammaestrati bene, rischiano di diventare feroci e molto pericolosi.

Però andiamo sul facile, immaginate di essere come un topo o come un cagnolino, oppure, se vi sentite più belli e nobili d’animo, pensate a un cavallo (san Francesco, per umiltà, pensava a un asino) e ricordatevi di questo: la maggior parte delle cose che fai tutti i giorni le fai senza pensarci, per abitudine. Tanti comportamenti, ripetuti nel tempo, ci hanno ammaestrati male e si sono trasformati in vizi. E frate asino non ci ubbidirà a comando. Dovremo insegnargli di nuovo con pazienza a comportarsi diversamente. La natura animale cercherà sempre di adattarsi perché il suo primo intento è quello di sopravvivere, perciò, se le chiedete qualcosa di diverso dal solito, resisterà. Se siete sovrappeso il vostro corpo lotterà per restare sovrappeso. Se siete abituati a dormire con il cellulare, quando lo lascerete nell’altra stanza vi sentirete un a disagio finché non lo riprenderete in mano. L’unico modo di diventare magri o diventare più produttivi non consisterà perciò nel decidere di mangiare meno o di lavorare di più, perché l’animale che è in voi vi ingannerà sempre.

La parte più inconscia del vostro cervello vincerà sulla pura forza di volontà.

Perciò, che cosa dobbiamo fare? Innanzitutto, dobbiamo diventare più furbi, cambiare strategia e imparare a prendere il controllo della parte più automatica e spontanea di noi stessi. Nei video che seguiranno darò una serie di suggerimenti pratici basati sia sulla tradizione spirituale ascetica delle religioni sia sugli sviluppi scientifici sulla conoscenza di come funziona il nostro cervello. Due cose che sembrano lontane ma che invece vanno molto d’accordo.

Ecco, comunque il primo passo: se volete cambiare, la prima cosa che dovete fare è avere pazienza e amare profondamente l’animale che è in voi. Cercate insomma di volere bene a frate asino e ricordatevi che non potete fare a meno di lui. Non potete maltrattarlo o ignorarlo. Così come non potrete addestrare il vostro cagnolino, per esempio, a sedersi a comando se non vi prendete cura di lui e lo fate sentire amato. Se lo ignorate, vi ignorerà. Se invece lo fate soffrire e lo disprezzate l’unica cosa che potrete insegnargli è saltare al collo del prossimo per sbranarlo.

Per approfondire:

Autore: Gianmario Pagano

Scrittore, autore, sceneggiatore, insegnante, prete romano.

2 pensieri riguardo “Come vincere le cattive abitudini?”

  1. Bisogna innanzitutto saper distinguere i vizi dai mali. Il sesso ci viene ormonalemente imposto e solo nutrendosi di ogni parola uscita dalla bocca di Dio si può combatterlo.

    1. Non credo si possa imparare a controllare se stessi con la pura spiritualità. Occorre pratica, disciplina e, agendo in conformità con la natura, la ricerca di una gratificazione diversa.

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