Che cos’è il peccato originale?

Anche se è l’origine di infinite discussioni, il peccato originale è uno dei dogmi fondamentali della fede Cattolica.
Ma credo che sia anche uno dei più equivocati e meno compresi. In questa pagina, cerchiamo di chiarire almeno l’essenziale.

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Anche se è l’origine di infinite discussioni, il peccato originale è uno dei dogmi fondamentali della fede Cattolica.

Ma credo che sia anche uno dei più equivocati e meno compresi.

In questo video cercherò di presentarlo nel modo più chiaro e veloce possibile.

Premetto che non è possibile dire tutto ciò che andrebbe detto, soprattutto in breve tempo.

Posso però cercare di evidenziare il nocciolo della questione e offrire un esempio che secondo me, letteralmente, aiuta a fare un po’ di… luce.

Se volete scoprire perché ritengo l’esempio che vi farò così “illuminante”, armatevi di pazienza, e seguitemi fino alla fine.

Occorre innanzitutto mettere in chiaro una cosa: il racconto della caduta dei progenitori, la storia di Adamo, Eva, l’albero e il serpente, che troviamo in Genesi al capitolo 3, non contiene, in sé stesso, la dottrina del peccato originale.

Quello che invece è alla base di quanto insegna la Chiesa lo troviamo in quel fondamentale scritto di Paolo di Tarso conosciuto come la Lettera ai Romani:

Se per la caduta di uno solo la morte ha regnato a causa di quel solo uomo, molto di più quelli che ricevono l’abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo del solo Gesù Cristo. Come dunque per la colpa di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna, così anche per l’opera di giustizia di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione che dà vita. Similmente, come per la disobbedienza di uno solo tutti sono stati costituiti peccatori, così anche per l’obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti.

[Rm 5, 17-19]

Fate caso a come Paolo presenta le cose. Non propone un racconto, ma fa un discorso che mette a confronto due racconti e, dunque, due personaggi fondamentali: Adamo e Cristo.

Notate soprattutto la struttura a corrispondenza binaria, cioè a coppie ripetute di parole, che si possono estrarre dal testo e mettere in evidenza con una tabella.

Le espressioni “Uno solo” in relazione a “tutti”, ribadita due volte, indica una relazione che lega l’umanità a questi due personaggi, appunto Adamo e Cristo.

  UNO SOLO
  Adamo Cristo
 

TUTTI

morte Vita
colpa Giustizia
disobbedienza Obbedienza
peccatori Giusti

Ecco una delle idee più importanti, se non la più importante del Nuovo Testamento, riassunta in uno schema: da Adamo viene la morte, da Cristo la vita. La Vita raggiunge tutti gli uomini per mezzo di Gesù, il Cristo.

Paolo, infatti, parte da un presupposto: la croce di Gesù non è stata solo un atto eroico o un esempio morale, ma un evento potente che ha trasformato tutto.

Se Cristo ha offerto la sua vita per tutti gli esseri umani, allora tutti gli esseri umani, tutti i figli di Adamo – passati, presenti e futuri – avevano bisogno che Cristo offrisse la vita per loro.

Notate come Paolo intende questo “bisogno”. È una necessità radicale, inerente al fatto stesso di possedere la natura umana, di essere generati in tale natura, di appartenere, se vogliamo dirlo con il linguaggio della Bibbia, alla stirpe di Adamo.

Nel mettere in evidenza questo “bisogno”, cioè questa esigenza di sopperire a una “mancanza” essenziale, la Chiesa parla di “peccato”, una parola che non va intesa nel senso di una colpa personale – nessuno infatti nasce colpevole – ma nel senso di una relazione della quale non si può fare a meno. In definitiva si dice che tutti nascono predisposti a un collegamento indispensabile e, dunque, mancanti di qualcosa. In altri termini: nessuno può bastare a sé stesso. Ci serve l’altro. In questo caso l’Altro, con la A maiuscola.

Secondo l’annuncio cristiano, Cristo è morto e risorto anche per tutti coloro che vengono o che devono venire ancora al mondo. Dunque, quando si dice che “tutti nascono nel peccato originale” si dice in realtà che tutti gli esseri umani hanno, fin dall’inizio della loro esistenza, la necessità di una speciale relazione con Dio che possiamo chiamare in tanti modi, ma che il Nuovo Testamento chiama “redenzione” o “salvezza”.

Paolo vede in Cristo, specialmente nella sua morte e resurrezione, l’altro capo di questa relazione necessaria. Tutti gli umani perciò non solo hanno una qualche convenienza, ma hanno proprio un bisogno vitale di entrare in relazione con Cristo: ecco il “peccato originale”. La parola peccato, in riferimento agli innocenti, perciò non è usata qui non nel senso comune del termine, ma in senso analogico. Non si parla di una mancanza morale, ma di una mancanza esistenziale.

Come un neonato ha bisogno degli adulti per sopravvivere, perché nasce fragile e impreparato ad affrontare da solo la vita, così ogni essere umano nasce spiritualmente fragile, con un bisogno profondo di Dio per trovare la forza di fare il bene, di ottenere il dono di una vera felicità, di ricevere la vita eterna.

Su tutte queste considerazioni di Paolo, si innesta una riflessione, portata a fondo soprattutto da Sant’Agostino: qual è la causa di questa condizione di bisogno? Dio, nella sua bontà, non poteva dare all’uomo la vita, la grazia, la vita eterna fin da subito? senza il bisogno che venisse Cristo, senza che si consumasse tutto il dramma della redenzione?

La risposta del dogma è che Dio, in realtà, lo ha fatto, perché nella sua bontà non poteva non farlo.  Ha dato all’uomo tutto. Fin dall’inizio ha creato l’uomo buono e perfetto, cioè senza alcun bisogno inappagato, e lo ha riempito di doni speciali, superiori, tra i quali quello della sua amicizia e dell’immortalità. Doni cioè che vanno oltre – badate bene, bisogna sottolineare oltre – i doni naturali della vita biologica e dell’intelligenza. Ma, per qualche motivo l’uomo ha perso questi doni, perché Adamo, cioè qualcuno che ci contiene tutti e ci rappresenta tutti, ha voltato le spalle a Dio e ha perso volontariamente la sua amicizia. Questo però, non possiamo non notarlo, non è solo un evento concluso nel passato. È un evento quotidiano, che si ripete nella vita di tutti. Il male si propaga intorno a noi e domina, in noi e su di noi, spesso causato da noi stessi.

Adamo, infatti, per un ebreo come Paolo è l’immagine di Dio impressa in ogni uomo. È come se il primo uomo contenesse in sé stesso l’umanità intera, di ogni tempo. Per usare un’altra immagine: per Paolo, Adamo è come un calco sul quale ogni essere umano è stato fatto. Portiamo perciò i pregi, che vengono da Dio, e i difetti, che vengono dalla caduta, alla quale assistiamo tutti i giorni, di questo stampo originario.

La dottrina del peccato originale perciò non è una dottrina triste e pessimista. Non dice che ogni uomo è condannato dalla nascita. Non dice che l’uomo sia cattivo e destinato a compiere il male, ma tutto il contrario.

L’aspetto più importante del dogma ci dice che Dio, nella sua bontà, ha creato un ottimo stampo, ma poi, dopo che questo si è reso difettoso a causa della libertà dell’uomo usata male, ne ha fatto subentrare uno migliore. Ora gli uomini possono rinascere e vivere modellati su un prototipo diverso.

Cristo è il secondo Adamo. L’Adamo 2.0.

Su questa nuova matrice, annuncia Paolo, l’umanità è come se avesse la possibilità di venire “ristampata”. L’umanità indebolita e malata può guarire, può tornare a essere ciò che è stata chiamata a essere.

Il fatto che il mondo sia pieno di conflitti, che sia ferito, che il male dilaghi, non è affatto un mistero ed è sotto gli occhi di tutti. Il dogma afferma che Gesù è la medicina del mondo e che il mondo può guarire. In lui gli esseri umani ricevono la possibilità di imparare a usare meglio la loro autonomia.

In altre parole, la storia raccontata da Genesi viene interpretata come una figura speculare, rovesciata, di quanto raccontato dai Vangeli. La vicenda simbolica di Adamo viene letta alla luce della storia reale di Cristo, cioè della sua Passione, Morte e Resurrezione.

Cristo, perciò, secondo Paolo, è un nuovo Adamo, un nuovo inizio per un’umanità nuova, trasformata, destinata anziché al dolore e alla morte, alla felicità e alla vita.

Su questo confronto tra due diversi “Adamo” si basa la dottrina detta del “peccato originale”.

In sintesi, ecco come si potrebbe formulare quanto detto, portando fino in fondo il discorso di Paolo:

Adamo è come un Cristo fallito. Cristo è un Adamo riuscito.

Adamo, in un certo senso, rappresenta una mediazione originaria che non ha funzionato, che è andata “male”. Le cose non sono andate come dovevano andare. Questo “fallimento” è l’origine (da qui il termine “originale”) di tutti i problemi della condizione umana, a cominciare dalla sua fragilità di fronte all’esistenza e di fronte al bene.

L’ultima, straordinaria, conseguenza della dottrina del peccato originale, è che la condizione umana – rimodellata sul prototipo di Cristo – è superiore alla precedente. Il secondo Adamo, l’Adamo 2.0 non è solo una sostituzione. È un upgrade. Per questo la caduta del primo Adamo, raccontata da Genesi, viene definita la notte di Pasqua, una “felice colpa”, cioè una caduta fortunata, perché può essere letta come l’occasione per il più vantaggioso dei cambiamenti. Come quando il premio della polizza di un’assicurazione è più remunerativo del bene perduto.

In conclusione: ogni dottrina cristiana, ogni dogma, non va inteso come un’imposizione, ma come un punto di riferimento. Non può esistere una fede senza punti di riferimento. Sarebbe un credere vuoto. Ogni dogma cerca di dire, con le parole, chi è Gesù, detto il Cristo. Ogni definizione della fede espressa con il linguaggio umano – un dogma non è altro che questo – è un modo con cui il credente parla di Gesù, per esprimere ciò che crede veramente di lui.

Se avete resistito fin qui, allora vi siete meritati il mio esempio “illuminante”.

Se invece avete già capito tutto, allora quello che farò sarà per voi perfettamente inutile. Però spero che sia utile, soprattutto per i miei colleghi che lo vogliono spiegare ai più piccoli…

Allora, abbiamo una… lampadina. Perché viene fabbricata una lampadina? Ovvio, prof, per fare luce!

Però, c’è dell’altro. Senza la corrente elettrica, una lampadina non avrebbe molto senso di esistere. Riempie uno spazio vuoto, ma non serve a granché.

Questo perché le lampadine sono pensate, fin dall’inizio in relazione alla corrente elettrica.

Grazie alle lampadine, per esempio, possiamo vedere con gli occhi qualcosa, in questo caso, appunto, l’energia elettrica, che altrimenti rimarrebbe invisibile.

Possiamo dire che le lampadine sono pensate come amiche inseparabili dell’energia elettrica.

Allo stesso modo, ecco l’analogia, l’uomo è fatto per essere amico di Dio. Nell’uomo, persino Dio invisibile può rendersi visibile. Non significa anche questo, infatti, essere “immagine di Dio”?

Il dogma dice – seguitemi attentamente, perché ora ripeto il concetto in altro modo – che Dio, che sa fare le cose bene, ha pensato e creato l’uomo non come una lampadina spenta, ma come una accesa, collegata a quella fonte di vita, di energia, che è Lui stesso. Cioè l’uomo è stato fatto buono e amico di Dio.

Ma gli esseri umani sono decisamente più complicati di una lampadina, mi direte.

E avete ragione. C’è la libertà, che è una faccenda seria. È come se tutti noi avessimo in mano l’interruttore di noi stessi.

Ma non basta neanche avere un interruttore. Per qualche motivo misterioso, perciò, qualcosa si è interrotto tra la sorgente dell’energia e la lampadina, ancora prima dell’interruttore.

E allora? San Paolo dice che Dio, per mezzo di Cristo, ha collegato la spina! E che ciascuno di noi, allora, finalmente – perciò con il suo aiuto e mai senza – può di nuovo “accendersi”, diventare ciò che è chiamato a essere nel progetto di Dio.

Rimaniamo nell’analogia e aggiungiamo un elemento di sorpresa, un ultimo colpo di scena. La “buona notizia” non è solo che è stato ripristinato il collegamento, ma che adesso anche la lampadina non è più come quelle di prima.

Ora è una di quelle di seconda generazione, che, per esempio, può restituire miliardi di colori, cambiare di intensità e tonalità, ed essere comandata con la voce. Una lampadina, appunto, 2.0.

Spero di non avervi annoiato. Ma i concetti complessi spesso hanno bisogno di immagini, anche se non sono mai perfette.

Se pensate che abbia omesso qualcosa di importante o sapete presentarla meglio o se avete, come è normale, obiezioni, fatemi sapere nei commenti.

Bella a tutti!

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Autore: Gianmario Pagano

Scrittore, autore, sceneggiatore, insegnante, prete romano.

2 pensieri riguardo “Che cos’è il peccato originale?”

  1. Non sai che l’UOMO è UNO e anche SUO FIGLIO?
    Di certo il peccato a cui si fa riferimento non è riferito a questioni umane.
    Agli umani resta solo far MEMORIA della SUA VITTORIA in cui ci FA partecipi.
    I PECCATI vengono cancellati perché hanno preso un’altra FORMA.
    Una FORMULA BEATA.

  2. Ciao, sono l’agnostico di prima.

    Questo è un altro dogma che non accetto.

    Per quale motivo l’uomo è stato creato in un paradiso terrestre felice e senza pensieri?

    Immagino la noia infinita in un luogo senza fare niente.

    Volendo scherzare, per me è stata una benedizione la sua cacciata, almeno così l’uomo ha assaporato il senso della vita anche e soprattutto con il lavoro.

    Partire da una “favola” per giustificare la venuta di Cristo e la sua morte, per me è un non-senso.

    Gesù, per me, è morto perché, come Socrate, ha dato fastidio ai potenti e la sua eredità non è il lavaggio del peccato originale, ma l’esempio di una vita specchiata, non ipocrita e una nuova visione della religione che considera Dio come padre di tutti e che non ha bisogno di “agnelli” da sacrificare.

    Perché Gesù doveva essere sacrificato con la morte?… Dio aveva bisogno di questo?
    O ciò è nella fantasia di chi crede in una religione antropomorfa, e pensa che Dio abbia bisogno di sacrifici umani ?

    Ci sono troppe cose che non mi convincono.

    Scusate

    Antonio

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