La samaritana e il marketing

Ci sono molti modi in cui si può interpretare una pagina del Vangelo. Questa volta concentriamoci sul punto focale del racconto, che non è tanto il dialogo, quanto il suo effetto…

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@canuck1133 via Twenty20

Durante il viaggio per tornare in Galilea dalla Giudea, dove le cose si stavano mettendo male, Gesù deve attraversare un territorio molto ostile, quello dei samaritani, da secoli rivali dei giudei. Gesù rimane solo, sotto il sole, affaticato, vicino a un pozzo, mentre i discepoli si allontanano per fare la spesa. Una donna samaritana si avvicina al pozzo e Gesù, stranamente, attacca bottone. I discepoli, quando tornano, sono sorpresi, di vederlo chiacchierare da solo, con quella persona che, ai loro occhi aveva almeno due grandi difetti: era una donna ed era pure samaritana. Quella, alla fine, se ne va via in fretta con la sua anfora, senza aver nemmeno dato da bere a Gesù.

I significati di questo episodio sono molti. Di solito si interpreta questo brano come una preparazione al Battesimo. Infatti, si parla molto dell’acqua come simbolo dello Spirito, ed è proprio questo il motivo per cui è inserito tradizionalmente tra le pagine che si leggono nelle domeniche di Quaresima.

Proviamo, invece, a leggere tutto l’episodio in un’altra chiave, che ci viene suggerita dallo stesso Vangelo di Giovanni. Se vogliamo capire il senso di una storia, dobbiamo capire dove va a parare. Il senso di una storia diventa chiaro infatti spesso nel suo finale. E come si conclude questo episodio? Con un momento di attesa che, alla fine, viene soddisfatta. Gesù non mangia perché dice ai discepoli che è ora di lavorare, ci sono per lui delle necessità più impellenti. Che cosa significa infatti che “il suo cibo è fare la volontà del Padre”? Significa che è in attesa di molto lavoro che sta per arrivare. Chi sta per arrivare? Che cosa sta aspettando Gesù? Che la sua chiacchierata profonda con la samaritana faccia effetto. Ed ecco, succede l’incredibile. I samaritani detestano i Giudei e non rivolgono loro la parola, ma ora vengono da lui praticamente tutti i samaritani del villaggio. Ecco il punto: a Gesù è bastato parlare con una persona, una persona sola, per conquistare prima la curiosità, poi il cuore di un villaggio intero di samaritani, cioè di gente che, in teoria, costituiva il pubblico peggio disposto che Gesù potesse avere.

La storia dunque è anche un grande insegnamento ai discepoli su come si annuncia il messaggio del Vangelo. Gesù in questo momento è un maestro del “marketing”. Il termine vi può sembrare irrispettoso, ma in realtà non lo è. Il marketing infatti consiste nel raggiungere il pubblico con un messaggio, che sia commerciale o no, non fa molta differenza, perché in realtà, la merce più preziosa di tutte è l’attenzione delle persone, il loro tempo. L’Evangelizzazione consiste nell’attirare l’attenzione delle persone, perché il tempo del loro incontro con Gesù possa cambiare in meglio la loro vita. Ed è quello che accade ai samaritani, come la conclusione dell’episodio ci ricorda.

Gesù non disprezza i singoli e i piccoli. Non teme di perdere tempo parlando con una sola persona, apparentemente persino la più improbabile, per raggiungere una comunità intera. Una sola persona infatti è parte di una rete che ne coinvolge altre. Nessun essere umano, in realtà, è davvero isolato. E Gesù offre a questa donna, in poco tempo, in sintesi, tutta la ricchezza e il valore del suo messaggio, ma, soprattutto, offre a lei rispetto e indivisa attenzione. Gesù chiede un bicchier d’acqua ma offre un valore, una merce rara: il rispetto e l’attenzione, senza giudicarla. Per parlarle poi di un’acqua misteriosa e potente che scaturisce da lui stesso, accendendo la sua curiosità. Come se lei, una donnina qualunque, fosse la persona più importante del mondo. Anzi. Non “come se”. Davvero, per lui, quella donna, è, in quel momento, la più importante del mondo. E allora il miracolo accade. Quale? Il seme è stato appena gettato e non c’è bisogno di aspettare i soliti quattro mesi per la mietitura. Eccola lì la mietitura, la famosa “messe” – per la quale gli operai sono sempre pochi –: arrivano i samaritani ad ascoltare Gesù! e lui si dona, si dedica a loro. E quelli lo vogliono, tanto da tenerlo impegnato per due giorni interi. Infine, li convince dell’impossibile: che lui è il Messia, di tutti, di Giudei e Samaritani, degli ebrei e dei palestinesi, dei bianchi e dei neri, dei cani e dei gatti.

L’episodio dovrebbe farci molto riflettere quando pensiamo alle strategie da seguire per raggiungere le persone, a come comunicare il Vangelo. A come “evangelizzare”. Gesù insegna una strategia molto chiara. Comincia dalle persone, anche da una sola. Con pazienza, con amore, con dedizione. Poi, la messe ci sorprenderà, perché, scopriremo che non siamo stati noi a lavorare, ma lui. Dobbiamo imparare a credere che non facciamo tutto noi, che non possiamo fare tutto noi. I discepoli sono chiamati a raccogliere quello che lui ha già seminato e continuamente semina nel mondo.

Per approfondire:

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Autore: Gianmario Pagano

Scrittore, autore, sceneggiatore, insegnante, prete romano.

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