Davvero chi non crede è condannato?

Prima di dividere il mondo in credenti e non credenti e condannare in massa i secondi, bisogna comprendere meglio che cosa significa “non credere” secondo il Vangelo di Giovanni.

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Nel lungo discorso di Gesù a Nicodemo, quello che più colpisce è che, a un certo punto, da una parte, si afferma che “Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi…”, poi però si afferma che “chi non crede è condannato”.
Il mondo si troverebbe diviso così, apparentemente, in credenti e non credenti. Che cosa dobbiamo concludere? Che i credenti sarebbero quelli “buoni”, mentre i non credenti i “cattivi”?
Se Gesù è venuto per salvare, perché chi non crede sarebbe condannato? Devo ammettere che, se fossi non credente, onestamente, mi girerebbero anche un po’ le scatole…

Leggiamo però con più attenzione. Per capire un testo ci serve sempre un contesto.

Il discorso di Gesù a Nicodemo riprende un’idea che Giovanni ripete, per tutto il Vangelo, a cominciare dal suo prologo: Gesù è il “logos” che è la vita degli uomini. Attraverso di Lui, si riversano sul mondo “la grazia e la verità” che lo trasformano.
La vita di tutto il genere umano viene da una fonte: Gesù stesso che si dona. Il mondo è sofferente, come avvelenato. Per guarirlo Dio dona al mondo la vita di Gesù. Da Lui viene una trasfusione di vita che salva tutti, una vita talmente abbondante e potente che è capace di abbattere anche la barriera della morte: chi la riceve non muore. Ecco la vita eterna.

Avere fede, per Giovanni, consiste nel lasciarsi raggiungere da questo dono, da questa abbondanza di vita che Dio dona al mondo.
Come il sole è nel cielo per tutti, così la vita di Gesù è offerta a tutti e tutti ne possono godere.

Al contrario, NON avere fede, non credere, significa preferire, sempre e comunque, il buio. Ma come si fa a preferire il buio e la morte? Lo fa, purtroppo, chi ha davvero qualcosa da nascondere.
Non tanto chi è ingiusto, imperfetto o chi fa casini a ripetizione, il cosiddetto peccatore, per intenderci, ma chi è profondamente disonesto, chi è sceso a patti con il male e ne ha fatto una scelta di vita. Ecco, allora, che cosa significa NON credere in Giovanni: essere “corrotti” dentro, cioè essere in “mala-fede”.
Non voler vedere e sostenere, nello stesso tempo, di vedere. Qualcosa perciò di molto diverso dal “non credente” onesto e in buona fede, che ama e ricerca comunque la verità.

Per farla breve: nel vangelo di Giovanni sono condannati coloro che condannano Gesù, l’uomo innocente, perché vedono in ciò un qualche loro vantaggio, coloro che preferiscono il male pur sapendo perfettamente che cos’è davvero il bene.
È come se proprio il dono della vita di Gesù, la sua luce, illuminasse e rendesse evidente qualcosa di inaspettato: Dio ha mandato il Figlio per salvare, cioè per guarire il mondo dal male, ma esiste un male ancora più grande che gli può resistere.

Questo male assoluto, ancora più grande di ogni altro male, è una scelta, un rifiuto che fa la differenza. Opera in altre parole, un “giudizio”.
Per Giovanni le parole e le azioni di Gesù che culminano nel dono di se stesso sulla croce, sono come una “luce” che si proietta su di noi e ci dice chi siamo veramente. Un fascio di raggi X che ci dice dove sta la frattura, una risonanza magnetica che svela dove si nasconde il nostro cancro.

Esporsi a Gesù, finire sotto il suo riflettore, significa mettere in evidenza il valore delle nostre azioni, le conseguenze delle nostre decisioni.
Non è perciò la fede, se la intendiamo come scelta ideologica, dottrinale, religiosa, che crea due schieramenti, uno di eletti e l’altro di dannati. Credere o non credere non divide il mondo sotto due bandiere. Quello che accade, oggi, nel presente non nel giorno del giudizio, è che la parola di Gesù, gettando luce sulle azioni degli uomini, ne svela il loro giusto valore.
È come dire: il vangelo costringe l’uomo a fare i conti con se stesso e a giudicare se stesso.

Su un muro di Roma, un graffitaro devoto ha scritto “Gesù ti ama”. Un altro graffitaro, forse ancora più devoto, ha aggiunto due lettere: “Gesù ti (sg)ama”. Ecco una sintesi perfetta. Di fronte a Dio, che si rivela in Gesù, non ci si può nascondere.

La rivelazione di Dio corrisponde alla rivelazione di noi stessi. Proprio perché ti ama, Gesù ti sgama.

Per approfondire:

Autore: Gianmario Pagano

Scrittore, autore, sceneggiatore, insegnante, prete romano.

Un commento su “Davvero chi non crede è condannato?”

  1. Se uno spirito non muore in un corpo di carne non può ricevere la Vita Eterna, perciò bisogna morire.
    Si (sg)amano tutti quegli attori, cioè gli ipocriti, che usano un corpo di carne solo per fare la loro parte di credenti in un Dio che è uscito fuori di se e vuol dare l’eredità del regno a questi spiriti, cioè coloro che sanno morire.
    Bel POSTo!
    Più di salvezza dobbiamo inTENDErla come conoscenza di una VERITA’ sul SENSO di questa diMEN-SIONe terrena.
    Sembrerebbe che la guerra DEI cieli, di quegli spiriti ribelli, sia ancora in atto, ma solo sulla terra.
    Da + di 2000 anni c’è PACE nei CIELI degli SPIRITI di buona volontà.

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