Cinque domande da farsi dopo la maturità

Tutti vi diranno di seguire le vostre passioni o di pensare agli sbocchi di lavoro. Credo sia sbagliato. Ecco perché.

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Ricordo una volta, quando stavo tra i banchi anch’io, che il mio prof di religione se ne uscì più o meno così: “chissà, forse qualcuno tra voi un giorno farà il professore, come me”. Ricordo che ripetei dentro di me con vera convinzione, con tutte le mie forze questo pensiero: “mica sono pazzo, a me non succederà MAI!”. L’idea di diventare professore, specialmente di religione, mi sembrava una specie di punizione infernale del contrappasso.

Ma ora vi garantisco che non potrei farne a meno. Fare il prof di religione mi piace da morire.

La maturità è ormai alle spalle ed è arrivato il momento di fare delle scelte.

Vi daranno molti consigli. Generalmente sono di due tipi: 1) segui la tua passione; 2) scegli un corso di studi che ti dia più sbocchi di lavoro. Questi due suggerimenti hanno, però, secondo me, dei problemi. Il primo è incentrato troppo su se stessi. “Segui la tua passione e fregatene di tutto il resto”. Non so se funziona… Il secondo, è troppo rigido, soffocante, perché noi stessi non ci siamo più. Tutto dipende dai posti vuoti che lascia la società. È come se dovessimo per forza essere costretti a occupare quelli, col grande rischio però che, quando avremo finito di prepararci, le cose saranno cambiate e magari non serviremo più.

Perciò voglio darvi un consiglio diverso: non siate né egoisti, né utilitaristi, ma siate invece altruisti e concreti: scoprite e seguite la vostra vocazione.

La parola “vocazione” suona religiosa, perciò sta molto bene detta da un prof di religione. Ma non tutti i miei alunni sono credenti e io, come sempre, voglio parlare anche a loro. Allora cerco di spiegarmi meglio.

Per un credente, ascoltare la propria vocazione significa rispondere a una chiamata di Dio. Una vocazione ce l’abbiamo tutti, una diversa dall’altra. Comincia dalla nascita: siamo stati chiamati al mondo per un motivo ed è importante scoprire qual è, perché è la possibilità offerta a ciascuno di noi di dare un contributo che nessun altro può dare e collaborare così, nella misura del possibile, a fare del mondo un posto migliore.

Per un non credente, c’è un concetto analogo che possiamo affiancare a quello di vocazione, ed è questo: scoprire e seguire il proprio compito nella vita, il proprio posto nel mondo.

Lo so, può suonare come una grande… fesseria. Ma pensate in grande. Non accontentatevi, insomma, di trovare un posto per vivere, ma cercate il vostro posto nella vita.

Già vi leggo nel pensiero: “prof, di questi tempi, è già tanto se troverò un lavoro!”. Non pensate solo a questi tempi, pensate al tempo della vostra vita. Pensate a voi stessi tra dieci o venti anni: ciò che sarete dipende dalle scelte che avete fatto oggi.

Non posso mettermi al posto vostro, ma vi suggerisco cinque domande che dovete farvi subito, per trovare la vostra vocazione.

Chi sei?

Che cosa vuoi fare?

Per chi vuoi farlo?

Di che cosa hanno bisogno le persone per cui lo fai?

Come possono cambiare, grazie a te, queste persone?

Prima domanda: “chi sei?”. Ok, semplice. La risposta è il vostro nome. Io sono io e voi siete voi. Questa sembra facile. Sembra. Perché in realtà serve a ricordarci che ciascuno è unico e che per le scelte importanti bisogna sempre partire da se stessi. Insomma bisogna cominciare col guardarsi dentro. Bisogna avere il coraggio di essere un po’ spirituali. Almeno un po’.

Seconda domanda: Che cosa ti piace fare?  Dato che qualunque strada ha dei tratti faticosi e pieni di ostacoli, le passioni sono un’ottima cosa per acquisire adesso delle capacità che serviranno in futuro, perché non si può imparare nulla senza averci dedicato molto tempo. La passione serve, insomma, per diventare bravi in qualcosa. Però attenti: le passioni sono un po’ meno affidabili per scegliere davvero che cosa fare nella vita.

La mia passione è stata per tanto tempo lo studio della filosofia, della teologia e della Bibbia, soprattutto della lingua ebraica classica. E sono ancora la mia passione. Ma né la teologia né la Bibbia sono diventate il mio vero mestiere, anche se ora mi sono indispensabili per fare bene quello che faccio.

Perciò la passione non è tutto. Io vi sconsiglio di seguire SOLO la vostra passione, perché potrebbe portarvi a grandi delusioni. Puoi avere la passione per la recitazione, per la musica, per i viaggi spaziali, ma pochissimi riescono a vivere facendo l’attore, l’astronauta o il cantante rock.

Poi, non sottovalutate un’altra cosa: col tempo le passioni possono cambiare e voi potreste trovarvi a fare una cosa che, per qualche motivo, non vi piace più e perciò a non sentirvi soddisfatti. Non sto dicendo che le dovete ignorare, ma che non sono l’unica base su cui costruire il vostro futuro.

Terza domanda: “Per chi vuoi farlo?”. Notate bene: non perché, ma per chi. Questa domanda ti costringe a non pensare solo a te stesso. Questo significa che non basta guardarsi dentro, devi anche guardarti bene intorno. Devi rivolgere lo sguardo fuori di te. Agli altri e alle loro necessità.

Quarta domanda: “Di che cosa hanno bisogno quelle persone?”. Questa domanda ti pone in un atteggiamento fondamentale: quello del servizio. Se scegli di servire e non solo di essere servito, quello che farai avrà sempre un valore. Il tuo lavoro sarà prezioso per molti. Perciò difficilmente ti troverai disoccupato. La chiave è che se tu offri agli altri qualcosa di valore, in cambio loro saranno disposti a darti valore. Ricordate che il denaro è una misura dello scambio di valore. Perciò questo è anche il segreto per non essere mai con il portafoglio vuoto e persino per diventare ricchi.

Quinta e ultima: “Come possono cambiare le persone grazie a me?”. Questa forse è la domanda più importante di tutte, perché ti aiuta a rendere più chiaro il tuo obiettivo, il tipo di servizio concreto che rendi agli altri, a mettere a fuoco ciò in cui puoi fare la differenza.

Per esempio, ecco come rispondo io oggi a queste cinque domande: “Io sono Gianmario Pagano e aiuto le persone a comprendere che cos’è davvero la religione e la fede per accrescere la loro conoscenza, orientarsi e fare scelte migliori nella vita”.

In conclusione, il mio consiglio è questo: scegli di impegnarti in qualcosa che abbia valore. Cioè concentrati nel diventare bravo in qualcosa che davvero è utile per gli altri e che potrebbe fare del mondo un posto migliore.

Non puntare tanto alla tua felicità, al denaro, all’onore, a un posto. Punta a realizzare cose che abbiano un significato per gli altri e troverai un significato anche per te. In questo modo, prima della felicità, che nessuno ti può garantire in questa vita, potrai trovare qualcosa che però è indispensabile per essere felici e che nessuno ti potrà togliere: la soddisfazione di fare ciò che fai.

Per approfondire:

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Autore: Gianmario Pagano

Scrittore, autore, sceneggiatore, insegnante, prete romano.

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