Perché dimentichi quello che studi?

Passiamo tempo a studiare (si spera), ma poi dimentichiamo quasi tutto. Come mai? Perché è più facile ricordare la formazione della squadra del cuore che i nomi dei dodici apostoli? Forse perché studiare… non è solo studiare!

Perché dimentichi quello che hai studiato?

Quando spiego il Pentateuco che – detto tra parentesi – è il nome che si dà ai primi cinque libri della Bibbia – quelli che formano la Torah ebraica – dico sempre: mi raccomando voglio che ricordate i nomi, in ordine, dei questi primi cinque libri della Bibbia: Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio.

Li ho detti adesso una volta e poi facciamo un test. Cioè vi interrogo: vediamo se li ricordate alla fine del video…

Comunque è un elenco di soli cinque nomi, e quasi sempre, il cento per cento delle volte, l’alunno chiamato per primo fallisce al primo tentativo. Eppure è solo un elenco di cinque nomi, mica l’elenco telefonico.

Qualcuno dice che dovremmo tornare a imparare a memoria. Che dovremmo esercitarci di più. Tornare a studiare magari i canti di Dante e impararli tutti interi.

In effetti molti di noi ricordano alcuni passi fissati in modo indelebile durante il periodo della scuola:

Solo e pensoso i più diserti campi
Vo misurando a passi tardi e lenti,
E gli occhi porto per fuggire intenti
Ove vestigia uman l’arena stampi…

Un momento… ma questo è Petrarca, non è Dante… Perché mi ricordo Petrarca? Boh, non lo so nemmeno io…

Però è vero: esercitiamo poco la memoria e difficilmente oggi siamo incentivati a usarla. Il telefonino, insieme a Internet, è diventata la nostra memoria.

Ma è vero che ci stiamo atrofizzando e che il nostro cervello diventa sempre più piccolo, come quello di Homer Simpson?

Può darsi il problema sia anche questo, ma credo ci sia un aspetto più importante.

Vi dico la mia. Allo stesso ragazzo che non ricorda i primi cinque libri della Bibbia faccio una domanda più facile: “di che squadra sei?”. E quello: “della Roma”. Ovviamente, mi illumino d’immenso anche io, ma a bruciapelo gli domando: “Ti ricordi la formazione con cui è entrata in campo domenica scorsa?”. E quello parte senza esitare:

ROMA (4-2-3-1) – Szczesny; Rudiger, Manolas, Fazio, Emerson; De Rossi, Strootman; Salah, Nainggolan, El Shaarawy; Dzeko. All. Spalletti.

Non solo: si ricorda i risultati di tutte le partite della stagione e i cambi della squadra nel primo e nel secondo tempo. Ma non si limita a ricordare le formazioni del calcio reale, ricorda pure quelle del Fantacalcio e della Playstation durante tutto l’ultimo mese.

Ma sono sicuro di una cosa: sarebbe una cosa molto più difficile per un non tifoso ricordare tutto questo…

Un vero appassionato di calcio forse ricorderà persino tutti i calciatori di serie A. Non è impossibile. Da bambino, quando facevo le figurine, persino li conoscevo tutti, anche se avevo problemi con la geografia e l’elenco delle regioni Italiane (Ps: dimenticavo sempre il Molise e la Valle d’Aosta).

Non è poca roba da ricordare. Ci sono in un campionato di calcio più numeri quanti ce ne sono nella tavola degli elementi.

Dove voglio andare a parare? Voglio dire che la chiave della memoria non sono gli omega 3, sono le emozioni. Quello che ci piace, ci appassiona, ci emoziona, ci coinvolge, lo ricordiamo molto facilmente, spesso anche senza nessuno sforzo.  La memoria non è una RAM, un contenitore, un armadio o uno scaffale su cui mettiamo cose. Forse somiglia di più proprio a un album di figurine che non vediamo l’ora di riempire, perché siamo appassionati.

La parola latina “studeo”, da cui il nostro “studiare”, ha un significato che abbiamo, anche quello dimenticato (forse perché non amiamo il latino?).

Studére si traduce in italiano ANCHE con “studiare”, ma i prof di latino che vedranno questo video sapranno certamente che significa anche DESIDERARE, AMARE o PRENDERSI CURA.

Dante diceva: “non fa scienza, senza lo ritener, l’aver inteso”, cioè una cosa non la sai davvero se hai capito ma non la ricordi. Ma ricordare è, appunto, “ritenere”, “trattenere” e uno trattiene nella mente solo le cose che ama e desidera trattenere, perché non vuole perderle, non vuole lasciarle andare.

Insomma, per ricordare, devi studiare, cioè devi amare, desiderare di possedere quello che vuoi imparare.

A questo punto viene il difficile: come faccio a studiare e a ricordare quello che non mi piace. Se per te sarà una tortura, sarà possibile ricordare qualcosa a furia di ripetere, ma sarà molto molto pesante. Se invece ami una materia, imparerai e ricorderai con poco o minimo sforzo.

Quindi, per ottenere buoni risultati, non dovresti solo preoccuparti di studiare, materialmente, ma dovresti di farti piacere quello che studi. Se studiare non è per te amare, sarà quasi impossibile riuscire.

E qui si capisce allora a che cosa servono i buoni insegnanti. L’insegnante è un mestiere difficile non perché sia difficile spiegare, cioè presentare i contenuti della conoscenza, ma perché non è sempre facile innamorare alla conoscenza.

Il bravo insegnante è colui che trasmette la sua passione per ciò che studia, che continua a studiare e non smette di amare ciò che insegna.

Studiare è amare, e amare è desiderio di possedere, di trattenere e perciò ricordare, anche a lungo termine, diventa più facile.

E adesso passiamo all’interrogazione. Qual era la domanda…?

Non la ricordate più. Allora, da vero prof bastardo, la cambio: sapete i nomi dei dodici apostoli?

Allora…

Ah sì, gli apostoli…

Pietro, Giovanni, Giacomo, Andrea, Filippo, Tommaso, Bartolomeo, Matteo… Paolo, Giuda… no, Giuda non ci va? Ah sì, sono due… Ma il traditore ci va…? Boh, che confusione.

… Anche San Paolo, no? O sì…?

Vabbe’… ne riparliamo.

Bella a tutti!

Per approfondire:

Autore: Gianmario Pagano

Scrittore, autore, sceneggiatore, insegnante, prete romano.

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